LA PRESA DI SAN LEO - 1441

Alla vigilia dell'evento SAN LEO A.D.1469 che si terrà presso la Fortezza nelle giornate del 25 e 26 Maggio, siamo a presentarvi un documento relativo alla precedente presa della città da parte delle truppe del Montefeltro.

"Della città di S Leo e della sua fortezza già dicemmo e come fosse dominata in antico dai feltreschi e poi perduta e in ultimo riacquistata da Nolfo, Dopo Nolfo dai Conti d Urbino era passata in potestà dei conti di Carpegna; uno de quali cioè il conte di Gattaja l'aveva lasciata per testamento ai Malatesta di Rimini. Struggevasi Federigo di restituire alla sua casa luogo così importante donde aveva essa tratta  l'origine sua.
Ma come ridurre ad atto questo suo disegno, se in quella roccia altissima non potevano andare gli assalitori senza le ali?
E Gismondo vi aveva poste guardie fidatissime, benchè poche; perchè pochi bastavano a difendere un luogo cui la stessa natura si era incaricata di rendere inespugnabile. E pure un coraggio a tutta prova affronta e talvolta vince ostacoli creduti insuperabili .
Dicono che Matteo Grifoni si vantasse con Federico di espugnare San Leo, se gli dava venti soldati arditissimi a sua scelta: e i soldati ebbe e tutti d’Urbino. Una notte oscurissima, fatta più scura da cielo nuvoloso, l’intrepido Grifone, pratichissimo de’ luoghi, fornito di corde, ferri ed altri necessari arnesi ed otto insegne, si arrampica coi compagni per què dirupi, col pericolo ad ogni passo di essere inghiottito dal sottoposto abisso; e tanto gli è prospera la fortuna, che può afferrare cò suoi la sommità del masso, e impadronirsi di una delle guardiole che mancava di difensori, come fuor di mano e di accesso creduto impossibile.
È San Leo composto del castello e della città, fortissima anch’essa. La porta di San Leo (che una sola ne ha) si chiudeva di dentro e di fuori con catenacci, e il Grifoni la chiuse destramente al di fuori, affinché il presidio uscire non potesse: quindi nascose la sua piccola schiera in posto da non essere scoperto. Ed ecco spuntando l'alba, echeggiare per que' dirupi le trombe di guerra: era Federico che, secondo il previo accordo, doveva far le mostre dell'assalto. I difensori del castello saltano fuori, e scendono a corsa nella città, e vanno alle porte per difendere prima, secondo il costume, i posti esterni d'importanza. Ma mentre s'affaticano per uscire, e non possono per l'impedimento, Matteo fa sbucare i suoi soldati e correre con le insegne spiegate per la città, gridando "Feltro, feltro" e s'indirizza alla rocca. I pochi difensori che vi erano rimasti, supposero che i feltreschi fossero entrati in San Leo per segreta intelligenza cò cittadini; ne vedendo alcuno saltar fuori dalla città a contrastare gli approcci al nemico, e perciò credendosi abbandonati dai compagni, senza resistere si arresero. I soldati poi, scesi in città. scorgendo inalberate le insegne nemiche sulla fortezza, tementi di essere presi in mezzo, si dispersero per le case; e così Grifone poté introdurre il suo signore. Quanto fu lieto Federico di sì nobile acquisto, che avvenne ai 22 ottobre 1441, altrettanto ne provò cocente dolore il Malatesta, si per la perdita del luogo creduto inespugnabile, si per vedersi vinto e sopravvinto, lui maturo e provato guerriero, da guerriero quasi imberbe."

cit. Storia dei conti e duchi di Urbino, di Filippo Ugolini
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